IL BIO MADE IN ITALY È REALTÀ: APPROVATO IL DDL SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Oggi più che mai, l’Italia punta al BIO.
Con 95 voti a favore su 99, la proposta di legge inerente le “disposizioni per la tutela, lo sviluppo, e le competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” è stata definitivamente (e finalmente, dopo un paio di “rimpalli” fra Camera e Senato) approvata.
L’iter di scrittura del provvedimento è stato più volte discusso, tardando così il suo varo, a causa di una discrepanza di vedute inerente le coltivazioni “biodinamiche”, cui in un primo momento era stata riconosciuta, e poi revocata, l’equiparazionea quelle biologiche.
Diverse e interessanti le novità introdotte dal nuovo decreto: il più importante è sicuramente il nascente marchio “biologico italiano”. Sarà concesso a quei prodotti bio ottenuti da materia prima di origine certificatamente nata in Italia, ed è la riprova del ruolo di “interesse nazionale” che il provvedimento riconosce all’agricoltura bio. A questo concetto, che racchiude in sé rispetto per il pianeta, per le colture, per l’ambiente e per la tutela degli ecosistemi, viene dunque riconosciuto ufficialmente il proprio ruolo, non solo ambientale ma anche (forse soprattutto) sociale: in tal proposito verranno istituiti anche dei veri e propri “distretti bio”.
Parliamo di territori, che verranno individuati nei prossimi mesi, tramite i quali promuovere le produzioni biologiche e nel contempo investire sulla professionalizzazione nel settore agricolo, rispetto la quale la penisola risulta ancora troppo carente.
Tramite questa spinta (che le istituzioni si augurano possa portare alla formazione di future organizzazioni di produttori interprofessionali o forme di certificazione di gruppo), si prevede che un settore in forte espansione come quello biologico, il cui indotto fatturava 7 miliardi due anni fa (registrando un clamoroso +142% di vendite nel corso dell’ultimo decennio) possa organizzarsi in un network di cooperative su tutto il territorio, in modo da poter esponenzialmente aumentare ricavi e investimenti del settore.
Ma non è tutto: il nuovo decreto dà alla luce anche il primo “Tavolo tecnico per la produzione biologica”, mediante il quale definire gli indirizzi, le priorità, le linee guida e quelle di intervento, affinché il Piano d’azione per l’agricoltura bio venga rispettato, ma anche attraverso il quale proporre attività di promozione e strategie per la conversione al biologico di aziende tradizionali.
Viene inoltre rimarcato il divieto più assoluto di ricorso ad OGM, e contemporaneamente istituito il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica: esso si finanzierà con contributo annuale di aziende produttrici (o comunque titolari dell’immissione in commercio pur con relative autorizzazioni) di pesticidi nocivi per l’ecosistema, e sarà pari al 2% del fatturato dell’anno precedente (pena sanzioni ancora più salate).
Ultima, ma non meno importante, è la novità introdotta in favore di Università e CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche): tramite il nuovo decreto infatti, verranno introdotti nuovi corsi e percorsi formativi inerenti il biologico, e nuovi fondi per la ricerca in agricoltura, designata da tutti come l’unica possibilità dell’uomo per affrontare la sfida dell’alimentazione globale di un pianeta sovrappopolato.