IL GAP DI SOSTENIBILITÀ TRA AZIENDE E CONSUMATORI. QUANDO DI GREEN RESTANO SOLO LE INTENZIONI

Origine dei materiali, impatto sulla salute, responsabilità ambientale e sociale dell’azienda sono solo alcuni degli aspetti che il consumatore inizia a cercare nei prodotti. La sostenibilità guida sempre più le nostre scelte di acquisto, e oggi, nel post-Covid, ci riscopriamo maggiormente sensibili alle tematiche ambientali e sociali.
Il report 5° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di Life Gate, su un campione di 800 italiani, ci mostra che il 67% è coinvolto nei confronti della sostenibilità, per la maggior parte donne dai 35 ai 54 anni professionalmente attive, diplomate o laureate. Tendenza confermata e rafforzata dal rapporto condotto da Capgemini “Consumer Products and Retail: How sustainability is fundamentally changing consumer preferences”, in cui emerge che addirittura il 79% dei consumatori sta modificando le proprie preferenze di acquisto in base a criteri come responsabilità sociale, inclusività o impatto ambientale.
Tuttavia, pur riconoscendo l’importanza della sostenibilità, le aziende non sembrano ancora aver metabolizzato questo cambiamento da parte dei clienti, sempre più attenti ai fattori esg (Environmental, Social and Governance).
E’ evidente che quando si parla di sostenibilità, consumatori e aziende non sono sullo stesso livello. E, forse influenzati dall’ondata green guidata dalla giovane attivista Greta Thunberg e dai Friday for future, i più severi con i grandi marchi sembrano essere proprio i giovani e i giovanissimi della generazione Z. Il 90% di questi nuovi consumatori ritiene che le aziende abbiano la responsabilità di affrontare le questioni ambientali e sociali. Le nuove generazioni si aspettano che i brand, in particolare quelli del lusso, abbiano a cuore il pianeta attraverso un impegno costante nella riduzione di tutte quelle prassi che impattano negativamente sul ciclo produttivo.
Speranza ad oggi disattesa dai numeri. Tra le aziende, infatti, il 75% delle organizzazioni afferma di possedere strategia, infrastrutture e risorse necessarie per sostenere gli sforzi in tema di sostenibilità ed economia circolare, ma meno di un quarto è riuscito a implementare iniziative concrete a livello aziendale. Inoltre, nonostante la pandemia abbia fatto emergere una rinnovata attenzione verso l’economia circolare, solo il 18% dei dirigenti ha effettuato investimenti in iniziative in questo ambito e solo il 35% prevede di impiegare risorse in questo settore nei prossimi tre anni.
In conclusione, anche laddove si parla concretamente di riduzione dell’impatto, complessivamente la sostenibilità nelle maggior parte delle imprese italiane non è materia ancora di vitale importanza. La situazione socio-ambientale a livello globale non è certo delle più rosee. Ci sarà il tempo per colmare questo gap?