Insicurezza alimentare, una piaga specialmente per i più piccoli

L’alimentazione è sicuramente una degli ambiti che più ha subito le conseguenze della prolungata pandemia. Non si tratta solo di un cambiamento di abitudini, ma di una vero problema che si può sviluppare in molti modi e in molti settori. Uno dei più colpiti, e troppo spesso sottovalutato, è quello della sicurezza alimentare, specialmente nei più piccoli. Secondo uno studio dell’università Cattolica di Roma (pubblicato tra l’altro anche sulla rivista internazionale “Food Security”), un bambino italiano su 7 vive in una situazione di insicurezza alimentare, ovvero le famiglie non sempre possono permettersi un’alimentazione sana e bilanciata e spesso il criterio di acquisto risulta essere il prezzo del prodotto, col risultato di diete poco varie e a base di cibo di bassa qualità. Più a rischio i bambini del Sud, con famiglie numerose, genitori poco istruiti e giovani e con reddito basso. La ricerca, che ha stimato la prevalenza dei bambini italiani che vivono in una situazione di insicurezza alimentare, i fattori socio-economici ad essa associati e l’impatto sullo stato di salute dei piccoli, si è conclusa nel 2019 ed ha preso in esame 6 macro aree italiane: Lombardia (Milano), Lazio (Roma), Marche (Jesi), Campania (Caserta), Puglia (Brindisi, Lecce), Sicilia (Palermo). Sono stati inclusi solo bambini di età compresa tra 1 e 11 anni, nati in Italia, con genitori di nazionalità italiana, seguiti regolarmente da un pediatra di libera scelta. Lo studio si è basato su due questionari, uno indirizzato al genitore per raccogliere informazioni sulla situazione socio-demografica ed economica, la salute del bambino e l’indice di sicurezza alimentare delle famiglie; l’altro questionario era rivolto al pediatra di libera scelta con la richiesta di informazioni quali peso, altezza, circonferenza cranica, sulla salute fisica, psicomotoria, relazionale e dentale del bambino e sulla presenza di difficoltà scolastiche e di svolgimento di attività fisica. Su un campione di 573 bambini, si è evidenziato che 1 bambino su 7 vive in una situazione di insicurezza alimentare. Le macro aree risultate più critiche sono state in ordine decrescente la Campania (Caserta) e, a breve distanza, il Lazio (Roma) e la Sicilia (Palermo). Vivere nel Sud Italia, in famiglie numerose, con un reddito basso, genitori di giovane età e con basso livello di istruzione sono risultati i fattori più frequenti di insicurezza alimentare.
Si stima infatti che per un bambino su 5 la famiglia di appartenenza vive nel timore di non avere soldi a sufficienza per acquistare il cibo fino alla fine del mese. Nella metà di questi casi, le famiglie non hanno realmente avuto risorse finanziarie sufficienti per acquistare cibo. Quello che preoccupa ancora di più è il fatto che probabilmente il dato potrebbe anche essere una sottostima: lo studio, unico nel nostro Paese, sulla condizione economica, sull’accesso al cibo e sullo stato di salute dei bambini italiani non è stato esteso ai sobborghi disagiati dove sicuramente sono maggiori i disagi socio-economici delle famiglie. Inoltre, poiché gli esperti si sono serviti dell’indice “HouseholdFood Security”, che analizza, in modo anche molto asettico, la situazione economica delle famiglie e le ricadute sull’acquisto del cibo alcuni dei partecipanti potrebbero avere riportato in maniera ‘edulcorata’ la propria situazione per imbarazzo. Infine lo studio riporta dati sul periodo 2017-2018, quindi la situazione potrebbe anche essere peggiorata, considerando la situazione di pandemia di Covid-19 e la crisi economica che il Paese sta attraversando.
“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”