Newsletter_17 del 07.08.2017

7 Agosto 2017
in | Azione 5 | Progetto 2017
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Tessuti, come scegliere i capi d’abbigliamento senza rischiare dermatiti
Negli ultimi anni sono aumentate le dermatite irritative dovute ai tessuti, soprattutto in bambini e donne. Sotto accusa sono i capi che non vengono prodotti fuori dall’Europa e che dunque non devono rispettare le norme in vigore nei Paesi europei. Se la norma vigente è rigorosa per quanto riguarda la sicurezza dei capi che indossiamo non lo è altrettanto con i capi d’importazione. Le sostante che possono provocare dermatite da tessuti possono essere di diversa natura: i coloranti dispersi (blu rosso arancio e giallo) prima di tutto, spesso presenti in tessuti prodotti fuori dalla Comunità europea. Si legano alla superficie e poco all’interno della fibra. Si tratta di piccole molecole dall’elevata liposolubilità che possono penetrare facilmente nella nostra cute. Poi le resine da fissaggio, gli additivi delle fibre, gli accessori di gomma e metalli e i contaminanti.
Un dermatite da contatto si localizza in generale nei punti di maggior contatto del tessuto con la pelle, dunque ascelle, collo, incavo delle braccia. In queste sedi si manifesta con arrossamenti, ponfi, pelle secca e pruriginosa. Ma può dare anche orticaria dunque essere diffusa.
I fattori che favoriscono la dermatite sono la sudorazione, l’aumento di peso, alcune patologie come il diabete o la menopausa, in cui c’è una sudorazione abbondante e profusa che permette l’assorbimento di queste sostanza e in paricolari dei colori dispersi. Anche i capi aderenti favoriscono il passaggio della molecola dal tessuto alla pelle, così come quando indossiamo un braccialetto aderente possiamo avere dermatite da nikel, cosa che non si verifica se il bracciale è lento.
Ci sono pelli e pelli: come distinguere la vera pelle da quella sintetica.
Una pelle di qualità si riconosce perché mantiene l’aspetto naturale, il disegno della grana dei pori è ben visibile, ciò significa che la pelle non ha subito una smerigliatura con carta abrasiva per eliminare i difetti né una “copertura”, intesa come strato di rifinizione, con film plastici che hanno lo scopo di mascherare gravi difetti naturali e/o di lavorazione. In questo modo la pelle mantiene anche il tatto caldo, gradevole e che non ricorda le sensazioni suscitate dalla plastica.
La pelle ben lavorata, inoltre, ha una caratteristica flessibilità che fa riprendere la forma iniziale anche dopo ripetute piegature, senza lasciare segni di grinze e/o pieghe più o meno profonde ed evidenti sulla superficie.
A fare la distinzione è la composizione chimica della pelle. La pelle è un materiale naturale composto di proteine (prevalentemente collagene) che subisce unicamente le trasformazioni necessarie per renderla inattaccabile dai microorganismi, inalterabile dalle condizioni fisiche, durevole ed esteticamente gradevole. Mantiene, quindi, caratteristiche di resistenza, termoisolanti, buona conduttività elettrica (non si prende la scossa in condizioni climatiche particolari e soprattutto igieniche perché favorisce la traspirazione quando usata per la produzione di calzature e/o abbigliamento), caratteristiche queste che rendono la pelle un materiale inimitabile.
La pelle sintetica o similpelle invece è composta da materiale plastico di derivazione petrolifera, può essere un tessuto spalmato di resine per lo più poliuretaniche o un foglio completamente e unicamente costituito da materiale plastico solitamente stampato per imitare la superficie della vera pelle e la grana delle varie specie animali.
A difesa dei consumatori e dei produttori la denominazione Vera Pelle è regolamentata da una normativa italiana, la Legge 1112/66 e la direttiva europea 94/11/CE per l’etichettatura obbligatoria. A questo scopo sono stati creati i marchi registrati Vero Cuoio (destinato principalmente per la suola delle calzature) e Vera Pelle, che possono essere apposti sulla pelle o sul manufatto dietro autorizzazione di UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria), proprietaria dei marchi.
La presenza di questi marchi garantisce il consumatore che si tratta di vero cuoio (secondo la legislazione vigente), che non contiene composti tossici o nocivi, che ha caratteristiche e prestazioni adeguate alla produzione dell’articolo su cui è apposto e che si tratta di cuoio prodotto in Italia. Vale la pena ricordare e chiarire che le denominazioni Ecopelle e gli altri sinonimi pelle ecologica, ecoleather, ecocuoio sono destinate sempre a materiali in vera pelle (ottenuta però mediante processi produttivi a basso impatto ambientale che soddisfano i requisiti della norma UNI 11427-2015), da non confondersi con la finta pelle che è ottenuta solo con materiali sintetici e non di origine animale.
“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”