Obesità infantile: un problema allarmante

In Italia c’è ormai un problema di obesità infantile. A dare l’allarme sono i dati riscontrati dopo la pandemia, con 2 bambini su 10 in sovrappeso, mentre 1 di loro è clinicamente obeso, con una tendenza crescente in tutto il paese. L’obesità infantile sta avendo un picco di crescita preoccupante, specialmente per quanto riguarda i bambini in età pediatrica. Di questi infatti Un bambino su venti ha dei livelli alti di glicemia con una sindrome prediabete. Il 30 per cento ha livelli alti di colesterolo e trigliceridi, motivo per cui è esposto alla sindrome metabolica e anche a un’incidenza di arteriosclerosi.
Analizzando i dati, i bambini in sovrappeso o obesi all’età di 2-3 anni e a 6-7 anni sono significativamente più propensi, rispetto ai bambini in salute, a mostrare fattori di rischio cardiometabolico a 11-12 anni. Quello che preoccupa maggiormente però è il fatto che la metà dei bambini e degli adolescenti obesi si porterà questo problema anche nella fase adulta. La pandemia poi non ha fatto che peggiorare la situazione: nello stare in casa infatti i bambini hanno consumato in media un pasto in più al giorno (spesso un pasto ricco di zuccheri, grassi o semplicemente una merenda di cibo spazzatura), hanno quotidianamente dormito mezz’ora in più e trascorso cinque ore in più davanti a uno schermo.
Movimento e attività fisica, fin da piccoli, sono alcuni dei cardini base per evitare che crescendo il bambino sviluppi il disturbo alimentare dell’obesità, uniti all’avere una dieta sana, una riduzione del consumo di sale, il progressivo rimpiazzo del cibo cosiddetto “spazzatura” e l’incremento dei consumi di frutta, verdura e prodotti a base di cereali.
La prevenzione dell’obesità infantile inizia fin dai primi mesi di vita. La prima indicazione riguarda l’allattamento al seno: da incoraggiare, in maniera esclusiva, nei primi sei mesi di vita e da portare avanti, se possibile, almeno fino al primo compleanno. Durante questa fase 3 con una ritrovata possibilità di uscire, è il movimento e l’attività fisica il primo consiglio dato dai pediatri e dai nutrizionisti unito a un cambiamento di dieta. Considerando le abitudini attuali, tra le priorità da soddisfare, gli specialisti consigliano una riduzione del consumo di sale, il progressivo rimpiazzo del cibo cosiddetto “spazzatura” e l’incremento dei consumi di frutta, verdura e prodotti a base di cereali.
Il coronavirus ha colpito duramente l’economia riducendo in povertà ingenti sacche di popolazione. La povertà si ripercuote sull’alimentazione delle persone che non possono più permettersi una dieta sana ed equilibrata. L’obesità, spesso sottovalutata, è l’altra pandemia che colpisce praticamente metà degli italiani a cominciare dai più piccoli.
“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018″