Torna il redditometro, spauracchio per gli evasori o strumento inutile? Si vedrà…

Del redditometro forse alcuni si ricorderanno ancora: si tratta(va) di uno strumento in grado di calcolare i guadagni e le spese di una persona, riuscendo a capire dove e quando ci siano stati degli scostamenti “importanti” dovuti all’evasione fiscale. Il redditometro mira a ricostruire il reddito individuale, cioè quello della persona fisica, tenendo conto della spesa media sostenuta dal nucleo familiare cui il contribuente appartiene (sono sempre escluse le spese sostenute nell’esercizio dell’attività di impresa o nell’esercizio di arti e professioni). Idea bella sulla carta, se non fosse che è largamente sospeso dal 2016. In termini concreti significa che da tre anni il fisco non misura più la compatibilità del tenore di vita con i ricavi e dunque con lo stipendio, individuale e familiare, ricevuto mensilmente.
Si tratta comunque di una situazione provvisoria poiché si resta in attesa dei decreti attuativi per il ripristino di questo strumento. E allo stesso tempo sono in vigore altri strumenti per la registrazione di anomalie contributive, come il “Risparmiometro”. E per certi versi sono anche più potenti ed efficaci.
La notizia più recente vede il Governo Draghi che starebbe considerando di riattivare il Redditometro, prendendo come anno di partenza il 2016. Il nuovo decreto sul redditometro, (che come il precedente, ha lo scopo di ricostruire la capacità contributiva del contribuente facendo riferimento anche a categorie di consumi considerate essenziali) utilizzerà una spesa minima per conseguire uno standard di vita accettabile. Tra queste tipologie di spesa rientrano quelle alimentari, di abbigliamento e calzature, trasporti, istruzione, prodotti per la cura della persona, mutuo, bollette e medicinali. Con riguardo alle spese relative ai beni e servizi effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico del contribuente, viene precisato che le stesse si considerano finanziate con i redditi dello stesso contribuente.
La proposta nasce come ulteriore mezzo per combattere l’evasione fiscale. Inoltre, il Fisco ha già comunicato che concederà ai contribuenti la possibilità di dare una prova contraria nel caso in cui si rilevassero eventuali spese sospette e non in linea con i redditi rilevati. Il decreto dovrà individuare gli elementi indicativi di capacità contributiva, mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area geografica di appartenenza (perché non tutte le regioni hanno costi uguali e non tutte le possibilità sono equamente distribuite). La consultazione appena avviata, è diretta ad acquisire nello specifico valutazioni, osservazioni e suggerimenti delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Infatti, dopo tre anni, il Ministero dell’Economia e delle finanze ha aperto sul proprio portale una consultazione con le categorie più rappresentative dei consumatori, che avranno tempo fino al prossimo 15 luglio per esprimere i propri pareri