Wind castigata di nuovo, dovrà pagare anche chi ha rescisso

Sembra non avere mai fine l’epopea della fatturazione a 28 giorni, a pochi giorni dalla clamorosa sentenza del Tar del Lazio con la quale sono state annullate le sanzioni che a gennaio del 2020 l’Antitrust aveva inflitto a Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre, il tribunale di Milano ha inibito a Wind l’adozione, l’uso e gli effetti nei contratti di telefonia fissa (o di altri servizi offerti in abbinamento alla telefonia fissa) di clausole che prevedono rinnovi e pagamenti su base temporale di 28 giorni/8 settimane, confermando così il provvedimento cautelare pronunciato nel giugno 2018. La sostanziale novità è che gli aventi diritti al rimborso, in base a questa sentenza, sono anche quelli che hanno subito la strategia scorretta dal 2016 e non solo dal giugno 2017, come da interpretazione corrente.
Wind dovrà informare i consumatori interessati, pubblicando un avviso sia sul proprio sito sia su alcuni quotidiani nazionali, inserendo un’informativa dettagliata in fattura e inviando una lettera ai suoi ex clienti, ma soprattutto accogliere, entro 30 giorni dalla ricezione delle richieste, le domande di restituzione dei corrispettivi di telefonia fissa versati dai consumatori in applicazione delle clausole o pattuizioni contrattuali illegittime. Vedremo se si adeguerà con celerità o come sempre adotterà tempi biblici e procedure macchinose per evitare di adempiere (e corrispondere) il dovuto.
L’altra rilevante novità delle sentenza è che l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla compagnia dovrà riguardare anche i consumatori che, pur avendo attivato un contratto di telefonia fissa all’interno del periodo 1° giugno 2016/ 5 aprile 2018, hanno poi deciso di recedere dall’abbonamento.
Le associazioni dei consumatori, ovviamente, vigileranno sulla questione, ma siamo sicuri che questo non sarà certo l’ultimo capitolo della vicenda.